scimmie digitali

Scimmie Digitali, l’informazione al tempo di internet di Artuso e Codogno

Scimmie Digitali

Informazione e Conoscenza al tempo di internet

Paolo Artuso – Maurizio Codogno
Armando Editore

 

 

Gli autori effettuano un’analisi approfondita del mondo digitale in modo critico e dettagliato, descrivendo il nuovo modo di comunicare attraverso i social network, le enciclopedie non ufficiali, le fake news e le bufale. Una sorta di manuale e guida chiarificatrice sull’attuale società digitale. Già dalla prefazione vengono chiariti i concetti di digitale e di analogico, dove il primo sta sostituendo il reale plasmando una nuova tipologia di uomo nella quale si riscontrano atteggiamenti contrastanti. Secondo la teoria esplicata non sono d’accordo con coloro che sostengono la tesi secondo la quale la mente andrebbe paragonata ad un “secchio vuoto” che viene riempito dalle tecnologie. Gli autori ribadiscono che la mente è plasmabile e può assumere varie forme ma non segue le regole dettate dalla società oppure dalla tecnologia, bensì quelle proprie basate su principi neurobiologici. “Insomma, l’homo digitalis non sta soppiantando l’homo analogicus.” La comunicazione è sempre basata su principi fondamentali quali richiedere, informare, condividere. Questi stessi elementi vengono rintracciati nella comunicazione gestuale delle grandi scimmie e nella comunicazione umana, i bisogni di base restano gli stessi. Certo tutto ciò porta ripercussioni a livello comunicativo, veniamo bombardati da infinite nozioni e notizie, motori di ricerca e social network come Facebook, ci mostrano ciò che vogliamo vedere o più propriamente ciò che le grandi aziende vogliono farci vedere. Da cacciatori siamo diventati prede di multinazionali. Il volume è suddiviso in 3 parti, ognuna della quale attua un’analisi specifica.

Nella prima, preparata da Maurizio Codogno, vengono esplicati i meccanismi alla base del funzionamento della rete, l’evoluzione del nostro sapere e come si diffonde nell’era digitale la conoscenza. Ognuno di noi si rende perfettamente conto di ciò che sta accadendo, ma come viene ben sottolineato i social network non hanno portato nulla di nuovo, facilitano semplicemente la visibilità delle persone nel bene e nel male. Il peggio degli esseri umani traspare da chi si comporta in modo sbagliato già nella vita quotidiana, viene messo in mostra grazie ad un mezzo che gli permette di comunicare con un vasto numero di contatti. Le cosiddette “bufale” o false notizie (fake news) non nascono con il mondo digitale, sono sempre esistite, ciò che le ha permesso di diventare virali è stata la replicabilità e la condivisione di massa. Non avviene più il controllo della fonte, la fretta di essere primi a dare una notizia permette la pubblicazione della falsità, questo avviene sia sul digitale che nella vita reale. I media, tv, giornali, spesso e volentieri utilizzano fake news per attrarre pubblico e lettori. L’idea orwelliana è che una bugia ripetuta a sufficienza diventa una verità, e quindi le bufale sono qualcosa che va oltre la verità (post-verità). Il passaggio da analogico a digitale ha permesso la duplicazione delle informazioni e la loro diffusione dato che le distanze fisiche non sono più un impedimento.

Nella seconda parte, sviluppata da Paolo Artuso, è stato analizzato il modo in cui è cambiata la comunicazione prima e dopo l’avvento di Internet. Molti teorici affermano che Internet sta provocando effetti sulla sfera delle relazioni sociali, della cultura, la nostra psicologia e la struttura biologica. Lo scrittore americano Nicholas Carr sostiene che Internet starebbe modificando la nostra mente fino a renderci più stupidi. Stiamo tornando ad essere uomini delle caverne che devono stare attenti ad ogni minimo segnale di pericolo, incapaci di soffermarci in maniera critica sulle cose. Internet secondo la sua teoria ci sta abituando ad operare in modo superficiale e multitasking, diventando così incapaci di approfondire. Secondo la scienziata britannica Susan Greenfield il cervello umano si adatta facilmente a qualsiasi ambiente ed alle sue modifiche, come ad esempio il “cyberworld”, il quale sta depotenziando le capacità cognitive ed emotive facendoci diventare più autistici e meno empatici. Ma gli autori ci tengono a precisare che “ogni nuova conquista tecnologica ci ha messo in grado di fare cose che prima non eravamo in grado di fare”. La comunicazione ha subito una modificazione anche se resta prettamente uguale. Seguendo lo schema di Tomasello, vengono definite le tipologie di motivazioni comunicative: Richiedere: richiedere aiuto o informazioni – Informare: offrire aiuto o informazioni – Condividere: condividere emozioni o atteggiamenti. Nell’era digitale questi elementi vengono utilizzati in modo diverso, ma simile alla comunicazione classica. Informare. Nelle nostre comunicazioni social informiamo su fatti, eventi che ci interessano o di cui vogliamo mettere al corrente gli altri (es. Facebook, Twitter). Richiedere. Spesso chiediamo informazioni, aiuto, consigli, attenzione. Possiamo scrivere sulla bacheca di qualcuno oppure “taggarlo” in un post. Anche attraverso le emoticons possiamo fare una richiesta, come l’utilizzo di una faccia dubbiosa che può significare “allora?”, “Sei sicuro”?. Condividere. Condividiamo informazioni, post, notizie, immagini, fotografie attraverso le quali esprimiamo delle emozioni. La comunicazione classica prevedeva la trasmissione di un messaggio da parte di un mittente attraverso l’utilizzo di un codice comune usando una canale che lo portasse al destinatario. Come ben viene rappresentato nel volume “Noi (mittenti) siamo in possesso di un oggetto (messaggio) che dobbiamo trasmettere a qualcuno (destinatario), e ci dobbiamo assicurare che arrivi a destinazione nella maniera migliore. Per fare questo veicoliamo il nostro oggetto in un sistema di trasmissione (canale), “impacchettandolo” tramite un opportuno sistema di segni condivisi da tutti (codice)”. Le comunicazioni in rete invece sono soggette al malinteso ed incomprensioni. Abbiamo un mittente che produce indizi al destinatario che a sua volta produce interpretazioni. E’ ben visibile sotto gli occhi di tutti che spesso e volentieri l’io virtuale diventa più raggiungibile dell’io fisico, provocando malintesi, accontentandoci dell’io-Facebook anziché dell’io reale. Lo scrittore americano Andrew Keen, vede la realtà dei social media come a una realtà di isolamento umano, l’uomo in rete è ovunque e da nessuna parte. Internet è la patria del narcisismo. I nuovi eroi non sono seguiti per le loro grandi gesta oppure per ideali di libertà ed uguaglianza. Oggi gli eroi sono sportivi, attori, soubrette. Mentre la gloria si basa sul merito personale e dura nel tempo, la fama che accompagna i “nuovi eroi” spesso esalta personaggi equivoci o malfattori. La celebrità è priva di virtù e persegue solo il fine personale.

La terza ed ultima parte è stata scritta a quattro mani, è dedicata all’utilizzo dei filtri sui motori di ricerca ed i social network e sull’influenza che hanno sulla nostra conoscenza. I motori di ricerca e i social network ci conoscono grazie alle tracce che lasciamo in rete, proponendoci ciò che a noi piace. Gli autori paragonano i filtri di Internet a degli occhiali colorati che ci permettono di vedere il mondo secondo come vorremmo vederlo noi. Ossia la personalizzazione avvicina il nostro mondo e ci nasconde il resto e quindi la realtà, vediamo ciò che vogliamo vedere e quello che gli altri decidono di farci vedere (multinazionali), filtrando così anche le notizie. Sui social network ormai l’importante è apparire, non conta il contenuto ma il contenitore. Le notizie seppur false vengono accettate ed accreditate dalle convinzioni delle singole persone, senza valutare le fonti. Avremmo aggiunto una critica relativa alle relazioni sociali ormai relegate ad una pura virtualità a discapito della realtà. Spesso “leoni da tastiera” si nascondono dietro un computer dissimulando la verità. Perché parlare attraverso una chat quando si vive nella stessa città? E’ necessario attuare un utilizzo ponderato del digitale, così per ogni cosa della vita, evitando di trasformarsi in realtà virtuale. Bisogna preferire uno scambio di battute vis a vis ad una videochiamata.

Natascia e Romina Malizia

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